RIMINI 2021, Per un’idea di cultura e di città

Quando si parla di cultura si parla di contemporaneità, del tempo che abitiamo e dello spazio che attraversiamo, un tempo e uno spazio proiettati verso il futuro.
Cultura è movimento, è ricerca, è scoperta; è l’ambizione e il gusto di rivoluzionare pensieri consolidati, abitudini confortanti, mentalità rassicuranti.
Cultura vuol dire accogliere espressioni inusuali, ma ricche di nuova linfa; aprirsi a nuove possibilità, ribellarsi coi fatti a chi ritiene inaccettabile qualsiasi sua ibridazione.
Vuol dire trasmettere che essere intelligenti non significa sapere una o mille cose, ma riuscire a creare, tra queste, relazioni, cortocircuiti, inciampi.
Vuol dire creare un nuovo vocabolario per vivere insieme con pari dignità e possibilità.
Vuol dire scavare crepe, spalancare squarci nella rappresentazione del mondo per intravedere nuovi orizzonti e immaginare un nuovo futuro.
A Rimini tutto questo è iniziato.

Rimini si è rimboccata le maniche, ha aguzzato l’ingegno e si è costruita una credibilità verso una dimensione di città d’arte e d’avanguardia: il diritto al bello, la necessità di unire l’alto e il basso, la rivendicazione di un grande orgoglio cittadino fatto di tradizione e innovazione hanno disegnato un’immagine di città pienamente contemporanea ed europea.

È accaduto che un sentire comune abbia fatto sì che monumenti, arte e cultura siano entrati nel discorso pubblico, e non solo come risorse da proteggere e conservare, ma come opportunità su cui investire i sogni, le speranze, le passioni della nostra comunità.

È accaduto che Castel Sismondo sia stato liberato dall’assedio delle auto ed esaltato nella sua dimensione monumentale e nella sua funzione civile; che una nuova bellissima Piazza sull’acqua abbia offerto al Ponte di Tiberio, finalmente pedonalizzato, una quinta degna del suo valore e della sua storia bimillenaria.

È accaduto che l’ottocentesco Teatro Galli, dopo 75 anni dalla sua quasi totale distruzione, sia stato ricostruito e riconsegnato alla città; che il cinema Fulgor sia stato restituito non com’era ma come continua a vivere nell’immaginario degli spettatori di tutto il mondo e che “Forbes” ha eletto come meta culturale imperdibile.

È accaduto che due Palazzi del Trecento siano stati ripensati per ospitare Part, il migliore museo di arte contemporanea del 2020 secondo “Artribune”.

Tutte queste piccole rivoluzioni sono accadute in questi anni, tante azioni non slegate tra loro, ma cucite insieme dal filo di una visione unica, accompagnata da un’attenzione alla sostenibilità ambientale e alla cura del paesaggio: dal lungomare all’impegno per la qualità delle acque, alle nuove piazze del centro storico.
Su questo modo di produrre cultura, su questa visione di futuro Rimini ha scommesso in questi anni e vogliamo che ciò continui ad esserci.
Vogliamo che si continui ad avere il coraggio di parlare di cultura al plurale e non per forza con la maiuscola; di essere custodi del passato e di saperlo raccontare nel presente; di riconoscere i santuari ma di non farne dei reliquiari; di far tornare a vivere le nostre piazze e i nostri monumenti come spazi di incontro, di partecipazione.
Vogliamo che si continui a inseguire la visione di una città che si prende cura della sua bellezza e della sua comunità; una visione che ieri non c’era, che in questi anni ha cominciato a prendere forma e che domani potrà finalmente compiersi.

Mai, prima di oggi, i temi della cultura sono diventati così centrali nel dibattito sul futuro della nostra città. Mai, prima di oggi, è stata così diffusa la percezione che questi temi abbiano a che fare con la ricchezza del nostro territorio e con il suo benessere sociale ed economico. Oggi, per la prima volta, Rimini si gioca il proprio destino anche sulla cultura.
E tutto questo non avviene per caso; questo rovesciamento di paradigma non è improvvisazione, è l’esito di una direzione di marcia nata non adesso, ma venuta da lontano, dalle buone pratiche che le amministrazioni comunali succedutesi hanno costruito e a cui, negli ultimi anni, è stata data una forte accelerazione e una maggiore chiarezza di prospettiva.
Un percorso tuttora aperto, visibile a tutti, su cui molto si è lavorato, e destinato ad andare avanti. La direzione è quella giusta, va nutrita e fortificata.

Per questo dobbiamo chiedere, tutti insieme, che da quella non si torni indietro, per proseguire e portare a compimento i progetti già in cantiere, come lo spostamento, nel cuore della città, del Museo degli sguardi, la nuova collocazione della Biblioteca dei ragazzi, la sistemazione definitiva dell’ala moderna del Museo a sede espositiva contemporanea.

Per questo, nella imminente scadenza elettorale, chiediamo a chi si candida alla guida della città di impegnarsi a sostenere questa strada anche negli anni a venire migliorandola, integrandola ma confermandone lo spirito e la direzione, perché dalle tante micro rivoluzioni portate a termine o avviate si giunga alla macro rivoluzione di una Rimini, capitale della cultura. 

Mettici il nome